Edicola Antonio Bernocchi

Edicola Antonio Bernocchi


Edicola Antonio Bernocchi

Scheda

Denominazione:
Edicola Antonio Bernocchi
Posizione:
necropoli, spazio 1A
Autore:
Alessandro Minali (architetto), Giannino Castiglioni (scultore)
Data esecuzione:
1933-1936

Al centro della Necropoli svetta l’edicola Bernocchi, fulcro del prestigioso spazio a ottagoni concentrici dove le famiglie dell’alta borghesia milanese ambivano a erigere le proprie cappelle funerarie. La struttura in pietra d’Orsera è composta da una base quadrata, la cui parte superiore è contraddistinta dall’epigrafe in latino che commemora i coniugi Bernocchi, e un tronco di cono che si sviluppa con un audace moto a spirale. La parte inferiore dell’edicola risulta particolarmente pregevole per le superfici decorate a mosaico; la parte superiore della struttura, divisa in trenta riquadri, è invece impreziosita da gruppi scultorei in marmo che raccontano le storie della Passione di Gesù Cristo. 
Il monumento fu eretto in memoria di Camilla Nava Bernocchi (1879-1930) e del senatore Antonio Bernocchi (1859-1930), industriale che trasformò il cotonificio fondato a Legnano dal padre Rodolfo in una delle più grandi industrie tessili e tintoriche italiane. Antonio si ricorda anche per la generosità dimostrata attraverso l’elargizione di generosi contributi a scuole e ospedali legnanesi, ma soprattutto per l’importante lascito al Comune di Milano, grazie al quale è stato eretto il palazzo della Triennale (1933). Anche i due fratelli di Antonio Bernocchi, Enrico e Michele, hanno fatto edificare le proprie cappelle di famiglia nell’area della Necropoli.
L’edicola viene progettata a partire dal 1931 da Alessandro Minali (1888-1960), architetto “Novecentista” che qui utilizza uno stile moderno ibridato con reminiscenze classiche; la ricca e preponderante parte scultorea si deve invece a Giannino Castiglioni (1884-1971), artista tra i più prolifici al Cimitero Monumentale, per il quale ha realizzato opere altamente significative come l’Edicola Campari (1936-1939) e l’Edicola Falck (1939-1942, 1955).

C.Z.