Monumento Manzoni

Monumento Manzoni


Monumento Manzoni

Scheda

Denominazione:
Monumento Manzoni
Posizione:
Famedio
Autore:
Carlo Maciachini (architetto), Giannino Castiglioni (scultore)
Data esecuzione:
1883 e 1958

Al centro del Famedio domina la sepoltura di uno dei maggiori protagonisti della letteratura italiana: Alessandro Manzoni. Il sarcofago in granito, disegnato dall’architetto Carlo Maciachini (1818-1899) e posto in origine lungo la parete nord, venne innalzato nel 1958 su un basamento con rilievi in bronzo, opera dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971). La delicatezza con cui le figure emergono dalla superficie di fondo, sembra essere un retaggio del giovanile apprendistato dell’artista presso lo Stabilimento Johnson, noto fin dall’Ottocento per la sua produzione medaglistica.

Nato a Milano nel 1785, Alessandro Manzoni – reduce da un’adolescenza infelice e conflittuale – si trasferì a Parigi presso la madre Giulia Beccaria, che lo introdusse nei raffinati circoli intellettuali francesi. Il 1810 segnò una svolta decisiva nella biografia dell’autore: abbandonate le polemiche anticlericali e convertitosi al cattolicesimo, fece rientro in Italia dove condusse una vita appartata, scossa da frequenti crisi nervose e dolorosi lutti. Il decennio 1816-1826 fu il più fecondo per la sua attività letteraria: risalgono a questo periodo le due celebri tragedie Il conte di Carmagnola e Adelchi, il quinto Inno sacro (La Pentecoste), le Odi civili e la prima stesura del romanzo I promessi sposi, con il titolo Fermo e Lucia. Sottoposta ad un’accurata revisione linguistica, l’opera venne pubblicata in forma definitiva solo nel 1840. All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, Manzoni – nominato senatore a vita – attese con dedizione al nuovo ufficio, nonostante l’età avanzata. La morte sopraggiunse nel capoluogo lombardo il 22 maggio 1873; a dieci anni esatti dalla scomparsa, il corpo imbalsamato dello scrittore romantico venne tumulato nel Famedio. Con questa solenne cerimonia, prese avvio la sepoltura dei personaggi illustri nel Pantheon meneghino: padri della Patria e “santi” laici venerati, come moderne reliquie, sugli altari del nuovo stato postunitario.

 

D.C.