Monumento Filippo Filippi

Monumento Filippo Filippi


Monumento Filippo Filippi

Scheda

Denominazione:
Monumento Filippo Filippi
Posizione:
circondante levante, spazio 325
Autore:
Medardo Rosso (scultore)
Data esecuzione:
1888-1889

Costeggiando il viale esterno del Riparto XIV e guardando l’area rialzata del Circondante di levante si scorge il monumento a Filippo Filippi. Si tratta di una fusione in bronzo intera, ma suddivisa in tre livelli: la parte inferiore è costituita da uno spartito musicale. Nello spazio tra il primo e il secondo rigo compare il verso: “A darte del ti no fazzo fadiga” (“A darti del tu non mi faccio problemi”), incipit della poesia vernacolare Ti, estratta dalla raccolta Alghe della laguna (1866), opera del poeta, drammaturgo e librettista vicentino Francesco Dall’Ongaro (1808-1873); le note e gli accordi sono l’adattamento musicale di questo componimento, firmati dallo stesso Filippi. Dalla base emergono poi piccoli angeli musicanti che si inerpicano su una stele, parte centrale dell’opera, riportante in rilievo il nome del defunto e l’anno del decesso, fino a giungere all’ultimo piano della rappresentazione scultorea, culminante con il frammentario busto dell’estinto. Tutto poggia su una base in pietra appena sbozzata e recante la scritta in bronzo “Perché”, che rimanda all’ancestrale enigma dell’uomo sull’ineluttabilità del destino finale.
Giornalista e illustre critico musicale per il quotidiano di Milano "La Perseveranza", direttore dal 1860 al 1862 della rivista periodica di Casa Ricordi "Gazzetta musicale", il vicentino Filippo Filippi (1830-1887) è stato un protagonista della Scapigliatura lombarda. Si è laureato in giurisprudenza ma l’amore per l’opera lo ha distolto dalle aule dei tribunali. Girolamo Gasparella, nel 1901, ha scritto di lui: “Idealista, empirico, eccentrico, pieno di sé, presuntuoso, antipatico alle donne, ma al tempo stesso acuto, profondo, competente, dallo stile semplice e scorrevole” e ancora “faceva gridare allo scandalo gli arcaici e i parrucconi per i suoi recisi giudizi”.
L’autore di questa statua è Medardo Rosso (1858-1928), tra i più grandi artisti italiani tra Otto e Novecento. Questo bronzo sintetizza tutte le caratteristiche dello stile delle opere giovanili influenzate dalla Scapigliatura – fase antecedente al viaggio di formazione artistica a Parigi alla fine del 1889 – che prendevano spunto dalle nuove suggestioni tecnologiche della macchina fotografica e in particolare della resa dell’effetto sfocato sulla pellicola. Medardo sosteneva che i contorni indefiniti delle fotografie mosse fossero in realtà l’anima delle persone che si manifestava al mondo e la complessa e variegata personalità di Filippi lo rendeva un soggetto ideale per questo tipo di realizzazione.

M.A.