Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti

Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti


Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti

Scheda

Denominazione:
Monumento ai Caduti nei campi di sterminio nazisti
Posizione:
piazzale interno (emiciclo)
Autore:
studio di architettura BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers)
Data esecuzione:
1945, 1950, 1955

Collocato al centro dello spazio in cui convergono i viali principali del Cimitero, il Monumento nasce dall’intersezione tra la figure di un cubo e di una croce greca: su di un basamento in pietra si colloca una struttura tubolare metallica dipinta di bianco, i cui prospetti si contraddistinguono per le lastre in marmo di Candoglia e di Svezia che riportano intitolazione e brani del Discorso della Montagna. Al centro della griglia tridimensionale è posta una teca di vetro contenente un’urna, cinta da filo spinato, che custodisce al suo interno della terra proveniente dal campo di Mauthausen.
Nel 1961 furono aggiunte alla base del monumento sette lastre di serizzo, sulle quali sono incisi i nomi degli oltre ottocento milanesi vittime dei campi di sterminio nazisti; per volontà popolare figura anche il nome della principessa Mafalda di Savoia (1902-1944), deceduta nel campo di Buchenwald.
La struttura odierna è la terza versione del monumento, sostituito una prima volta a causa del deterioramento dei materiali inizialmente impiegati e in seguito modificato, acquistando così una maggiore forza espressiva. Il Monumento, voluto dalla sezione milanese dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, fu ideato, progettato ed eseguito in una sola settimana dallo studio di architettura BBPR, fondato nel 1932 da Gianluigi Banfi (1910-1945), Lodovico Belgiojoso (1909-2004), Enrico Peressutti (1908-1976) e Ernesto Nathan Rogers (1909-1969). La commissione del monumento a questo gruppo di architetti è stata in parte condizionata dal loro diretto coinvolgimento nelle vicende della deportazione: in quanto di fede ebraica, nel 1943 Rogers dovette espatriare per sfuggire alle leggi razziali, mentre Gianluigi Banfi fu internato nel campo di Mauthausen dove morì nel 1944, a pochi giorni dalla liberazione.

C.Z.