Orari
| lunedì | da martedì a domenica |
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| chiuso | 08:00 - 18:00 |
Ingresso libero
Entrata consentita fino a 30 minuti prima della chiusura
Nel lato sinistro del Riparto XVI, troviamo l’Edicola Sacchetti. Si compone di un’architettura geometrica, con la testa di una sfinge che funge da lunetta all’entrata dell’edicola. Sul palcoscenico di granito è collocata una statua in marmo, fissata al basamento da dei rovi in bronzo che si aggrovigliano e mutano nell’insieme della composizione. In questa edicola riposa Lidia Sacchetti, investita da un autocarro a soli ventidue anni. Il padre, Ludovico Sacchetti, decise da subito di realizzare l’edicola per ricordare in forma allegorica il tragico avvenimento e omaggiare l’amata figlia. Una composizione poetica, come si legge anche nei documenti dell’epoca: “Dalla parete di fondo, dominata dalla testa di una sfinge, sgorga un tenue rivolo d’acqua che scende per i gradini, esprimendo il corso della vita. Esso si trova la via sbarrata da un macigno che, piombato sulla scalea, frange i gradini; l’acqua ristagna così al piano, trattenuta da un intreccio di rovi e di cardi simboleggianti il dolore, dai quali l’anima della fanciulla si eleva al Cielo”. L’opera di Grossoni riesce a rendere con maestria il contrasto tra la grazia della scultura, il naturalismo dei rovi e la severità della parte architettonica, progettata da Cavallazzi. Anche l’interno dell’edicola è interessante dal punto di vista artistico e lo si può intravvedere dalle inferriate nel fronte posteriore, dove trova posto una bella decorazione graffita di rose e crisantemi stilizzati.
Antonio Cavallazzi (1879-1929) fu un importante architetto, formatosi al Politecnico di Milano. Nel 1906 partecipò all’Esposizione di Milano progettando numerosi padiglioni, dove ampliò la sua rete di conoscenze soprattutto nella corrente del Liberty italiano. Lavorò soprattutto nel contesto milanese, dove lasciò le sue opere più importanti, come lo Sport Club Acquabella in via Moretto da Brescia, la Banca di Credito in via Santa Maria Fulcorina e numerose edicole al Cimitero Monumentale, tra cui Sacchetti, Dondena e de Finetti.
Lo scultore Orazio Grossoni (1867-1952) fu allievo di Ambrogio Borghi (1848-1887) all’Accademia di Brera e in seguito si formò presso lo studio di Ernesto Bazzaro. È altresì ricordato per la sua specializzazione nell’arte funeraria all’inizio del Novecento che lo portò a realizzare molte opere al Cimitero Monumentale, in particolare il celebre complesso scultoreo che decora l’edicola Bocconi, realizzata tra il 1901 e il 1914. Dello scultore milanese si ricordano contributi per le Edicole Origgi, Passardi e per i Monumenti Candiani, Bottelli e Baj-Macario.
F.C.
Questa Edicola è parte dei seguenti percorsi in evidenza:
_ Tra piramidi e sfingi - Dall'Egitto al Monumentale
- Eterna giovinezza